S’impara giocando nella scuola dell’infanzia

S’impara giocando nella scuola dell’infanzia

Gioco libero e sociale: un’ottima attività propedeutica allo sport perchè permette al bambino di affinare gli schemi motori, apprendere le regole della condivisione e divertirsi tanto… tantissimo

Scuola si gioca solo? Non si fa sport?

Questa una domanda che a volte i genitori pongono alle insegnanti e che non solo dichiara un interesse del mondo adulto verso la pratica sportiva proposta ai bambini in fascia 3-6 anni, ma anche l’aspettativa che debba essere l’offerta formativa della scuola a contemplare lo sport nel suo curricolo.

Nella scuola d’infanzia si gioca e si impara a giocare perché le proposte educative vengono rivolte al bambino nella sua globalità di corpo e mente. Il gioco, infatti, costituisce una risorsa privilegiata di apprendimento e relazioni perché favorisce rapporti attivi e creativi sul terreno sia cognitivo che relazionale, consente al bambino di trasformare la realtà secondo le sue esigenze interiori, di realizzare le sue potenzialità e di sviluppare la conoscenza del proprio corpo attraverso l’esperienza sensoriale e percettiva. In particolare, a partire dai tre anni i bambini sono portati a vivere lo spazio con salti, corse, rotolamenti: i giochi e le attività di movimento, infatti, consolidano la sicurezza di sé e permettono ai bambini e alle bambine di sperimentare le potenzialità e i limiti della propria fisicità, i rischi dei movimenti incontrollati, le diverse sensazioni date dai momenti di rilassamento e di tensione, il piacere del coordinare le attività con quelle degli altri in modo armonico. Il “piacere” sotteso a questo modo di vivere il corpo in movimento permette al bambino di raggiungere le competenze necessarie allo sviluppo completo e armonico dell’intelligenza motoria, attraverso la quale egli controlla la forza del corpo, valuta il rischio, si coordina con gli altri, apprende a muoversi con agilità, ritmo, coordinazione e qualità del movimento.  Il gioco ludico-motorio si rivela prezioso non solo per lo sviluppo degli apprendimenti motori: durante l’intera fascia dell’infanzia partire dal corpo è determinante per favorire anche una struttura logica attraverso la maturazione di un rapporto attivo con gli oggetti. Il cervello-mente del bambino nella fascia prescolare è ancora molto duttile, plastico: attraverso il movimento il bambino impara a porsi in relazione con lo spazio-tempo, imparando a: percepire i rapporti spazio-temporali riferiti al suo corpo e all’ambiente, rappresentare il corpo rispetto agli oggetti, riconoscere e direzionarsi rispetto ad un orientamento e, infine, intuire i primi concetti di sequenzialità (prima-dopo) e direzionalità. Tutto ciò che il bambino potrà esperire concretamente attraverso l’approccio ludico, costituirà un presupposto essenziale per lo sviluppo di successive competenze astratte e formali.

Il gioco libero è un’ottima attività propedeutica alla pratica sportiva perché permette al bambino di affinare gli schemi motori base, la coordinazione grosso-motoria, l’agilità; oltretutto, nel gioco sociale con regole, il bambino ha l’occasione di apprendere che esiste un sistema di regole (che vanno comprese per potere essere rispettate) prima di affrontare pratiche sportive caratterizzate da un regolamento specifico, nonché da abilità motorie costruite su gesti tecnici, raffinati e precisi. Pare, alla luce di queste considerazioni, che sia frutto della volontà del mondo adulto di sistematizzare il gioco infantile, di organizzarlo e di dirigerlo in un’ottica di obiettivo-utilità , mentre la bellezza del gioco infantile è la sua assoluta libertà e “improduttività”.

L’assoluta improduttività del gioco non comporta tuttavia una resa della scuola all’estemporaneità e all’improvvisazione, perché nella scuola d’infanzia l’adulto per sostenere la valenza ludico-educativa del gioco è chiamato a:

– strutturare e organizzare spazi-gioco che sostengano le varie intelligenze e competenze;

– proporre una giusta alternanza di giochi sociali diretti dall’adulto e attività ludiche più spontanee e creative;

– investire sul potere formativo degli spazi esterni che possono divenire luoghi di scoperta, avventura, ma anche luoghi fiabeschi in cui prendono forma trame immaginifico-fantastiche.

L’affermazione che nella scuola d’infanzia il curriculo si deve orientare alla formazione della personalità dei bambini e delle bambine attraverso la proposta di attività didattiche e ludiche, non significa affermare che l’attività sportiva non sia un’attività educativa, significa solo fare chiarezza sul fatto che la scuola è scuola non se propone un’attività sportiva, ma se sostiene il percorso di crescita dei bambini e che la famiglia può opportunamente orientarsi verso scelte extra-scolastiche di tipo sportivo. Sport e tempo libero, infatti, rappresentano opportunità di impiego qualitativo del tempo pomeridiano perché danno la possibilità a genitori e bambini di condividere contesti sociali al di fuori dell’ambiente domestico e della scuola e momenti di disponibilità reciproca.

 Alessandra Mantovani, Coordinamento pedagogico Scuola dell’Infanzia – Comune di Parma

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