Lavoro, il problema è un altro….

Ti racconto che…

Quando qualcuno vi domanda il tipo di lavoro di cui vi state occupando, vi è mai capitato di avere momenti di difficoltà, di ansia, per la risposta da dare? Avete appena dato alla luce il vostro pargolo e tutta la giornata ruota intorno a una sola cosa: fare la mamma, non è già abbastanza?
Per questo, oggi è difficile ammettere chi sia la donna che non lavora e quella che lavora… un po’ per l’incertezza attuale del mondo lavorativo, un po’ perché la fare la mamma è pur sempre a lavoro! Se però volessimo parlare di lavoro retribuito allora si aprirebbe un ampio ventaglio: da quello stabile a tempo indeterminato, a quello flessibile e legato a richieste specifiche e temporanee del mercato. Ogni donna decide quale strada intraprendere nel momento in cui entra nel mercato del lavoro, ma poi con la maternità si trova a dover scegliere la strada che si possa conciliare con i tempi di vita della propria famiglia. Quale potrebbe essere, allora, la proposta che armonizzi questi due lati della vita di una donna?

Il parere di Elisa Mazzola, Psicologa Psicoterapeuta e Orientatrice

Elisa Mazzola

Numerose sono le donne oggi che decidono di intraprendere dopo la conclusione di un lavoro a tempo indeterminato, a seguito di un licenziamento aziendale, un percorso di autoimprenditoria. L’autoimprenditoria permette alla donna maggiore facilità di movimento e gestione della famiglia, ma spesso richiede un impegno e una dedizione alquanto superiori rispetto a un normale lavoro dipendente. Per questo motivo molte donne si scoraggiano presto e si precludono la possibilità di poter costruire un futuro migliore. Al fianco della fatica c’è l’incertezza e qualche volta la confusione rispetto al progetto da portare avanti. Spesso ci sono le competenze e comunque l’esperienza personale nel fare, per esempio, un’attività di baby-sitter, piuttosto che tagesmutter, piuttosto che blogger, ma non c’è consapevolezza e qualche volta va adeguato il sostegno della famiglia. Per questo motivo ritengo sia molto importante affrontare il tema femminile poiché da esso si riorganizza la famiglia e conseguentemente anche il sistema produttivo. Le donne sono acute, intelligenti, pazienti, precise hanno qualità che l’uomo non ha e per certi lavori sono uniche e insostituibili. Che cosa occorre cambiare? Sicuramente la mentalità corrente sia dell’azienda che della società. Una donna riesce a conciliare tutto se tutto ciò che fa è in armonia con se stessa e non in maniera distonica, come spesso accade (ad esempio porto i miei figli all’asilo e poi io faccio la baby-sitter). E’ possibile avviar percorsi migliorativi, ma occorre partire dall’idea che dobbiamo rifare i conti con le aspettative sociali che vorrebbero una mamma perfetta, manager perfetta, moglie perfetta. Immaginiamo una donna normale, quella che vive tutti i giorni la realtà quotidiana, ecco è con lei che dobbiamo fare i nostri progetti, è con lei che dobbiamo capire quali strade prendere per pensare alla famiglia e al futuro. In qualità di psicologa, esperta di orientamento e di progetti di reinserimento lavorativo posso affermare che non può esistere alcun progetto lavorativo e professionale se prima non c’è stato ascolto rispetto alle altre aree di bisogno perché solo se le altre aree sono compensate è più facile partire con un buon progetto lavorativo. Per questo, quando parliamo di mamme che lavorano e mamme che non lavorano dobbiamo stare molto attenti a valutare i carichi che ciascuna porta con sé e solo allora potremo valutare se c’è ancora spazio per quella persona per poter progettare il proprio futuro.

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