Mettersi nei panni degli altri

Mettersi nei panni degli altri

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La nostra Claudia come tutti i bambini ha ripreso la scuola e frequenta la seconda elementare. Le prime settimane, di adattamento, sono state molto impegnative per lei: la concentrazione e l’energia spesa hanno influito sulle sue chiacchiere, che ora però sono riprese più che mai con descrizioni minuziose di tutto quello che le accade durante la giornata, in particolare in classe. Tra i suoi compagni c’è Fatima, una bambina pakistana timida, appena arrivata in Italia, che non conosce una sola parola della nostra lingua. La scuola ha pensato di attivare per lei una serie di lezioni aggiuntive per permetterle di acquisire nel più breve tempo possibile l’apprendimento dell’italiano. Nel frattempo, il suo inserimento è particolarmente difficile: i bambini della classe tendono a escluderla e non gradiscono stare con lei nel banco perché è difficile interagire. Da un racconto di Claudia, durante un pranzo di famiglia, è emersa la difficoltà da parte della classe di accogliere questa bambina, che viene percepita come una compagnetta non molto simpatica e poco disponibile: “Non ha voglia di parlare, non si sforza e rimane sempre seduta nel banco da sola, anche durante i momenti di gioco; molti miei compagni non vogliono stare vicino a lei neanche quando siamo in fila per l’uscita. Non è simpatica”. Queste parole ci hanno stretto il cuore. Il nonno paterno, con il quale c’è un forte legame, le ha detto: ”Claudia, prova a immaginare: devi trasferirti in una città del Pakistan con la tua famiglia e per forza di cose sei costretta a frequentare una nuova scuola, con una lingua che non sai parlare e compagni sconosciuti. Immagina… e dimmi: cosa vedi? Nel mentre, ti dico cosa io vorrei che tu trovassi. Vorrei che entrando nella nuova classe ci fosse una bambina col tuo sorriso che ti chiedesse di sederti nel suo banco, che ti aiutasse a capire quello che la maestra dice e che ti offrisse la sua amicizia per non farti sentire sola e che fosse, come te, simpatica e allegra, per farti gioire e trovare così una nuova amica”. Quelle parole sono state preziose: dal suo sguardo si capiva che Claudia iniziava a vedere la sua compagnetta con occhi diversi. ”Potrei chiedere a Fatima, se la maestra vuole, di stare nel banco con lei, così io l’aiuto a capire quello che si dice in classe e lei può insegnarmi il pakistano! A me piacerebbe trovare una compagna che mi aiutasse e volesse stare con me. Forse lei allora è solo triste…”, ha concluso Claudia.

A cura di Maristella Gatti, insegnante di Scuola Primaria

Il parere dell’insegnante di Scuola Primaria Maristella Galli

Grande nonno quello di Claudia! Infatti, è guardando e ascoltando i maristella galli 2consigli degli adulti, osservando i loro sguardi e anche gli impercettibili movimenti delle pieghe ai lati della bocca che i bambini ne comprendono i pensieri e “crescono”. E l’esempio è, ancora, il miglior strumento educativo di cui disponiamo, anche noi insegnanti.

Sapersi mettere nei panni dell’altro da sé, captarne le emozioni e considerarle di pari dignità delle proprie: “Ma questa è un’operazione che non riesce neanche ai grandi! Figurati ai bambini”, dirà il lettore arguto. Già, spesso è così. Per i bambini è difficile perché stanno costruendo la loro identità e fanno fatica a decentrarsi.

Per questo deve subentrare l’insegnante che, con l’esempio verbale e gestuale, può indirizzare i comportamenti dei bambini. È in primo luogo l’insegnante che deve aver fatto suoi i valori dell’accoglienza verso ogni alunno, che deve individuare strategie, giochi, racconti, film, che aiutino a trasmettere tali valori. Perché quando incontriamo qualcuno diverso da noi, che sia la lingua o il colore della pelle, la religione o la cultura, si crea una specie di vuoto pneumatico che attraversa il cervello, una specie di “vento della superficialità che nasce dalla paura” e che ci fa quasi pensare che queste persone soffrano meno di noi, vivano le emozioni meno di noi, amino meno di noi, non si accorgano di quando li mettiamo da parte. E quando dico noi, intendo noi adulti che avremmo scelto di insegnare.

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