Certificati medici per la scuola… non più necessari

Certificati medici per la scuola… non più necessari

Oggi su Bimbi Parma parliamo ancora di certificati medici, ma con un esperto dottor Icilio Dodi (responsabile di Pediatria di Comunità dell’AUSL di Parma):

Il nuovo anno scolastico porta con sé una novità che riguarda tutti gli alunni di ogni ordine e grado: in caso di assenza per malattia superiore ai cinque giorni, per essere riammessi in classe, non occorre più presentare il certificato medico. Ma non vi preoccupate, l’Ausl di Parma ci ricorda che non c’è nessun pericolo per la salute: il pericolo di contagio per le malattie infettive, infatti, è di solito massimo durante la fase di incubazione e all’esordio; si riduce, invece, durante la convalescenza per poi raggiungere livelli compatibili con la presenza in collettività dopo cinque giorni dall’inizio della malattia.

Il decreto del 1967, quello relativo al certificato di riammissione a scuola dopo un’assenza per malattia di oltre cinque giorni (dpr 1518 del 1967 art.42) da questo settembre è stato abolito per l’Emilia Romagna. La nuova legge regionale (16/07/2015 n. 9 art. 36), infatti, introduce e sottolinea la responsabilità di medici e famiglie, affermando: “La Legge in oggetto, che si applica a tutte le scuole di ordine e grado, responsabilizza maggiormente sia i medici curanti nell’informare ed educare i genitori alla comprensione, nel caso di una malattia infettiva, delle indicazioni di profilassi e al rispetto delle eventuali indicazioni contumaciali nei casi in cui la malattia infettiva contagiosa lo richieda, sia le famiglie nell’assicurare la piena guarigione dei ragazzi nel rispetto anche della tutela della salute collettiva, prima di rinviarli a scuola”.  Da questo punto di vista, la legge mette quindi in evidenza il ruolo e le responsabilità dei medici e dei genitori. Il ruolo dei medici di famiglia e dei pediatri di libera scelta, chiamati ad educare i genitori circa le indicazioni di profilassi da seguire e le famiglie, che sono maggiormente responsabilizzate al fine di assicurare la piena guarigione dei ragazzi, prima di rimandarli a scuola. Le eccezioni ci sono perché l’obbligo del certificato medico rimane quando lo richiedano misure di profilassi a livello internazionale e nazionale per esigenza di sanità pubblica (situazioni di particolare criticità) e quando i soggetti interessati siano tenuti alla presentazione del certificato in altre Regioni.

Dottore Dodi con questa nuova legge cosa è cambiato?

«La legge ha cambiato le regole ed ha abolito il certificato medico per essere riammessi in classe dopo una assenza per malattia. Questa novità non ha alcun impatto sulla sicurezza per la salute pubblica. È uno sgravio burocratico per i professionisti sanitari ed anche un alleggerimento per i genitori, che non devono più recarsi in ambulatorio per il ritiro del documento. L’obbligo di presentare il certificato medico rimane per alcune malattie, che sono: le diarree batteriche (ad esempio la salmonella), le epatiti virali e le forme di parassitosi cutanea (ad esempio la scabbia). In questi casi, il certificato di riammissione scolastica viene rilasciato dai servizi di pediatria di comunità dell’AUSL presenti in ogni distretto e non dal curante (pediatria di libera scelta o medico di famiglia).»

Come mai si è optato per questa via?

«Evidenze scientifiche dimostrano che le malattie infettive sono maggiormente contagiose nel periodo di incubazione, cioè prima che la malattia si manifesti (48 ore precedenti). Passati i sintomi è possibile riprendere le attività in comunità, quindi anche tornare a scuola. In quest’ottica, quindi, il certificato medico è un atto che attesta una situazione manifesta e per questo motivo è stato abolito. Già diversi Paesi europei adottano questa modalità. In Italia, la prima regione è stata la Liguria, a seguito di un ricorso presentato al TAR da alcuni genitori contro la certificazione. Ricorso che è stato da loro vinto».

Però molti genitori sono spaventati e si lamentano di questa nuova modifica. Cosa ne pensa?

«Voglio tranquillizzare questi genitori e dire loro di non preoccuparsi. Nei Paesi dove questa modalità è in vigore da tempo non sono stati rilevati problemi di sanità pubblica o la diffusione di epidemie.  Ai genitori vorrei dare un consiglio: in caso di alcune malattie infettive, ad esempio il morbillo, la varicella, la scarlattina, …è sempre bene osservare un periodo di convalescenza, dopo che sono passati i sintomi, prima di far riprendere la scuola o qualsiasi altra attività in comunità. Tutto ciò a tutela della salute del bimbo o ragazzo che ha avuto la malattia, che può essere indebolito e quindi maggiormente esposto al rischio di contrarne di nuove. È evidente poi che il pediatra o il medico di medicina generale è sempre a disposizione, per seguire il bimbo o il ragazzo fino alla sua completa guarigione.»

È vero che negli ambienti scolastici si tende ad ammalarsi più frequentemente?

«Sì, è vero. È più facile ammalarsi perché a scuola vi è una convivenza prolungata di un gruppo di persone, in ambienti chiusi. Lo stesso discorso vale anche per gli adulti, ad esempio nei luoghi di lavoro. Ma ricordo che la massima contagiosità si ha quando la malattia non si è ancora manifestata con i sintomi, quindi all’apparenza la persona è sana. Non è quindi possibile prevenire il contagio, perché si ignora la presenza della malattia.»

Per info: Numero Verde Servizio Sanitario Regionale 800.033.033, dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 17.30, il sabato dalle 8.30 alle 13.30 oppure consultare il sito internet dell’AUSL www.ausl.pr.it

Daniela Lella

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