I giochi di una volta? Da riscoprire per stimolare la fantasia dei piccoli

I giochi di una volta? Da riscoprire per stimolare la fantasia dei piccoli

Usemplice rametto poteva diventare una fionda con la quale lanciare palline di carta o sassolini, con un foglio costruivano una barchetta da inseguire mentre galleggiava lungo i bordi dei marciapiedi bagnati dalla pioggia. Un tempo, neanche tanto lontano dalla nostra era di i pad e giochi elettronici, i bambini si divertivano con poco, con quello che avevano a disposizione. Correvano all’aria aperta, giocavano a calcio o a nascondino per strada, si arrampicavano sugli alberi e talvolta si facevano anche male. «I giochi di oggi sono cambiati, è mutato il contesto sociologico – spiega Jessica Anelli, responsabile del Museo Ettore Guatelli di Ozzano Taro -. In passato i giochi si svolgevano in contesti rurali, utilizzando materiali di recupero e oggetti che i bambini riuscivano a trovare nei dintorni della propria abitazione trasformandoli in giochi con la fantasia. Si giocava a “far finta di…”, era tutto molto naturale. Nei giochi moderni non c’è più l’interazione. Quella dei nostri genitori e dei nostri nonni era una dinamica di gioco oggi difficile da ritrovare».

C’è in realtà una riscoperta dei giochi poveri nei programmi educativi di nidi e materne, si lavora con materiali di recupero e con la creatività…

«Sì, è una modalità di educazione che impiega le materie prime umili richiamando i giochi di una volta, è stata introdotta solo recentemente nelle scuole d’infanzia italiane. C’è la necessità di rivalutare il concetto di manualità, di riuso, di riciclo e tutte quelle tecniche di creazione e di produzione di giochi che attribuiscono importanza all’ecosistema, a tutti quei materiali che al giorno d’oggi siamo soliti sottovalutare e che non consideriamo come strumenti che possono contribuire alla formazione e all’educazione dei bambini».

Una volta a casa diventa però tutto più artefatto, qualche consiglio per i genitori dal Museo Guatelli?

«I programmi delle scuole favoriscono la riscoperta di un approccio fisico al materiale sensoriale, è necessario che gli adulti diano continuità a questi insegnamenti considerando l’attività svolta in classe non solo come puramente ricreativa ma anche e soprattutto come educativa».

Al primo piano del museo c’è la stanza dei giochi. Cosa contiene e come reagiscono i bambini quando la visitano?

«È la stanza che affascina di più i bambini, un mondo tutto da scoprire. Ettore Guatelli l’aveva concepita come una stanza dei divertimenti per restituire ai visitatori i giochi d’infanzia, come i nidi di uccelli. L’obiettivo di questa stanza è quello di sottolineare la dimensione immateriale del gioco, infatti è possibile trovare un bastoncino in fil di ferro, una sorta di manubrio: veniva tenuto tra le mani da un bambino seguito da altri in fila e, tutti insieme, ricreavano così un trenino o facevano finta di essere i ciclisti del tempo, dando sfogo alla loro fantasia».

Il regalo “tanto umile quanto bello” che Guatelli penserebbe per i bambini?

«Il regalo ideale sarebbe costituito dalle statuine costruite dallo stesso Ettore, composte da ossa di buoi che Guatelli lavava in una pentola piena di acqua bollente per sgrassarle. Dopodiché disegnava e incideva su questo materiale con noci, castagne o altri oggetti che poteva trovare nella campagna circostante, componendo figure antropomorfe, come una ballerina contenuta nella collezione.

Molto belli sono anche i mulini prodotti da Ettore, protagonisti di una piccola mostra alcuni anni fa che ha riscosso molto successo.»

di Sara Esposito

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