http://www.bimbiparma.it/wp-content/uploads/2015/04/favicon.png Dodici stanze per raccontare la quotidianità con i disturbi dello spettro autistico.

Teresa Antonacci: dodici stanze per raccontare la quotidianità con i disturbi dello spettro autistico

Teresa Antonacci: dodici stanze per raccontare la quotidianità con i disturbi dello spettro autistico

L’autismo è forse il più enigmatico dei disturbi dello sviluppo.


Era un mistero settant’anni fa, quando lo psichiatra austriaco Leo Kanner parlò per la prima volta di bambini colpiti da una “incapacità di interagire con gli altri in modo normale… un isolamento autistico che sembra tagliarli fuori da tutto quello che succede attorno”(Kanner 1943). Ed è un mistero anche oggi, nonostante i progressi della ricerca scientifica e l’evoluzione delle conoscenze.
Evoca nell’immaginario comune bambini freddi, distaccati e inespressivi. La realtà è molto diversa. Si parla, infatti, di disturbi dello spettro autistico per la molteplicità di condizioni che caratterizzano i bambini.

Ma qual è la quotidianità di un bambino/adulto con disturbi dello spettro autistico?
Teresa Antonacci, autrice pugliese, ha fatto della scrittura una mission per raccontare questa realtà. Ha avuto la diagnosi di Sindrome di Asperger a 45 anni, ed ha deciso di raccontare il suo mondo e di due dei suoi tre figli nel romanzo: “La dodicesima stanza” edito da Les Flaeurs.
Profondo e diretto, si narra la storia di Alina, capelli rossi, occhi verdi e un’intelligenza fuori dal comune: a due anni sa già leggere e contare. Ama sezionare il mondo che la circonda e ascoltare le storie fra i vicoli e gli scogli di Polignano. Un’infanzia atipica, in bilico fra genialità e disagio, tappe bruciate e bullismo incombente. Sempre quella più piccola, più brava, quella più forte e fragile insieme. Pesce fuor d’acqua dai “superpoteri” intellettivi e sensoriali. La storia di Alina ha una svolta quando incontra l’amore, Nicola. Nonostante i divieti e le imposizioni, la aiuterà a scoprire la sua vera essenza di donna Asperger.
Si vive come circondati da un muro d’acqua, gli altri ci sono, ci vedono, ma qualcosa isola dal contesto del mondo. È una disabilità invisibile, che non smuove sentimenti di solidarietà e non spinge ad azioni inclusive come una disabilità fisica. C’è una teoria antica che dice che la vita sia composta da 12 stanze, quelle in cui lasceremo qualcosa di noi, ma che ricorderemo solo arrivando alla dodicesima. Si riuscirà a rivedere consapevolmente le undici precedenti, per ripartire dalla prima. Ogni stanza ha un suono, un odore, un suo tatto e una luce che influisce su ciascuno di noi e sulla nostra memoria.
Per chi è affetto da disturbi dello spettro autistico, ogni stanza porta alla dodicesima con percezioni e sensazioni forti e diverse, per poi ritornare alla prima.

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